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MURO BASSO - se la decrescita  anche uno spazio
ven 21 novembre 2014 - 18:00

MURO BASSO - se la decrescita è anche uno spazio

un documentario di Enrico Masi e Stefano Migliore

Un documentario per parlare di antimafia, raccontando il lavoro sui terreni confiscati alla malavita organizzata, alcuni dei quali si trovano anche in Puglia. Sarà presentato in anteprima regionale presso Cineporti di Puglia/Lecce in collaborazione con Manifatture Knos, venerdì 21 novembre alle 19.00, il documentario “Muro basso_se la decrescita è anche uno spazio” di Enrico Masi e Stefano Migliore (Caucaso produzione), realizzato in collaborazione con Libera, Gruppo Abele e Università di Bologna.


Il programma del pomeriggio prevede alle 18.00 la degustazione di prodotti della cooperativa “Terre di Puglia – Liberaterra” e a seguire, alle 19.00, la proiezione del documentario cui parteciperanno il regista Stefano Migliore, il vicepresidente di Apulia Film Commission Luigi De Luca, la referente provinciale di Libera Terra Marisa Capone e Fabio Zummo della cooperativa Terre di Puglia.

 

Sinossi


Siamo i figli di una cultura dell’antimafia degli eroi.” Così Michele Gagliardo dalla sede del Gruppo Abele, ci parla di futuro.  Oggi in Italia, ci sono persone che lavorano sui beni confiscati alle mafie.  Spazi convertiti nei quali diventa cruciale l’intervento attivo della comunità.  Spazi che sono contrapposti ad un ambiente obbligatorio e antisociale come  può essere uno zoo safari. Il Parco tematico racchiude per noi l’Italia intera: un museo a cielo aperto in balia di scarsa partecipazione e assenza di consapevolezza collettiva. Muro Basso percorre un’Italia che sembra composta da isole, nella quale  prende corpo e cresce l’impegno delle generazioni nuove, dove ci sembra  di vedere un piccolo Rinascimento, di essere testimoni di una rivoluzione  lenta. In Francia la chiamano Décroissance.  Altri in America la definiscono the Age of Access (Era dell’Accesso). Per noi è la seconda generazione del senso civico.

 

Note di regia


Il film è cambiato. Il film è cresciuto. Siamo tornati un anno dopo negli stessi luoghi  e li abbiamo trovati ancora pronti ad accoglierci. Abbiamo dormito ancora nella villa vuota,  tra un’estate che finiva e quell’autostrada che non finiva mai  per arrivare in Salento. Se la sospensione è ancora il carico principale del film,  vi si trova anche altro.  C’è il sud. E non è tanto un sud italiano, quanto un sud della civiltà,  dove non è il denaro o l’urbanizzazione ad incalzare. Forse incalza lo sfruttamento. E’ un sud mentale, lontanissimo, e quando ci arrivi non puoi negare di aver oltrepassato un confine dimensionale invisibile.

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